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La tradizione della bachicoltura

Busto Arsizio era principalmente una città cotoniera, ma, come i territori limitrofi, era attiva anche nella produzione serica. Tra le famiglie di contadini era, infatti, diffuso l'uso di allevare i bachi e coltivare i gelsi per incrementare il reddito. Le larve del baco da seta si nutrono di foglie di gelso, fino a quando il loro sviluppo non è ultimato; a questo punto i bachi cessano di alimentarsi e cominciano a creare i primi filamenti di seta, che andranno a costituire il bozzolo, al cui interno si compie la "metamorfosi" da bruco in farfalla. Prima della trasformazione, i bozzoli vengono immersi in vasche piene di acqua calda per uccidere le larve e determinare il punto dal quale si dipanerà il filo di seta. Essendo una produzione famigliare e quindi limitata nelle quantità, erano presenti in città tre famiglie raccoglitrici che si occupavano del dispendioso trasporto fino a Como, Lecco o la Brianza, dove avevano sede le grandi industrie seriche.

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