Edicola San Carlo


(Itinerario "Devozione e arte sacra")


via Matteotti
21052
Busto Arsizio
Varese


EDICOLA di SAN CARLO

L’edicola di San Carlo Borromeo è posizionata a metà della via Matteotti, originariamente designata come contrada Pessina - Piscina - in uno slargo dove probabilmente era stato scavato un pozzo pubblico. Da sempre legata al culto di San Carlo, iniziato subito dopo la sua canonizzazione avvenuta nel 1610, la città di Busto Arsizio decise a metà XVII secolo di erigere una struttura architettonica, a lui dedicata, nella forma di un piccolo tempietto. Esso si costituisce strutturalmente di tre arcate con volta a crociera, sorrette da quattro colonne che poggiano su alti plinti di pietra. Originariamente l’edicola presentava una copertura in coppi che forse faceva tutt’uno con la falda del tetto della casa retrostante alla quale era accostata, a dispetto dell’odierno lastrico in rame a quattro spioventi. Al centro della cappella è sistemata la statua rappresentante il Santo datata al 1892 che sostituì il dipinto originario, una rappresentazione pittorica a fresco o tempera, andata perduta nel corso dei secoli. Tale ipotesi trova conferma in una serie di carte conservate presso l’Archivio Capitolare di San Giovanni Battista e nelle quali emerge disposizione, a fine ottocento da parte del Sindaco, di concretizzare l’istanza presentata dal Prevosto Don Giuseppe Tettamanti e provvedere, quindi, al restauro dell’edicola. Inoltre allo stesso anno risale anche l’affresco del pittore Luigi Tagliaferri, San Carlo orante davanti al Crocefisso, incorniciato nell’atrio dell’abitazione adiacente alla cappella, le cui vicende coincisero con quelle dell’edicola. La scultura, realizzata in gesso, si distingue per il suo aspetto di verosimiglianza, specie nel dettaglio della veste che, illusoriamente, sembra fatta di stoffa. Sullo sfondo, anch’esso del medesimo materiale, si scorgono i volti degli angeli che circondano il Santo. L’edicola è completata da un cancelletto a barre esili e curvilinee, tipicamente settecentesco. Pur non essendo pervenuta documentazione certa, pare che allo stesso periodo sia ascrivibile l’altare in vecchia macchia rosata, prezioso marmo, con volute laterali. Le dimensioni dell’altare rispetto all’edicola suggeriscono l’idea che esso sia stato, forse, inizialmente concepito per altra destinazione e posto qui solo in un secondo momento.

La cappella, collocata in posizione cruciale per le processioni che dalle piazze Santa Maria e San Giovanni muovevano in direzione di San Michele, grazie anche al forte culto della cittadinanza bustocca a San Carlo, riuscì a sopravvivere ai ripetuti tentativi di abbattimento della stessa motivati da ragioni di viabilità, restando oggi importante opera di testimonianza della devozione popolare.

Bibliografia



 

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