Villino Dircea


(Itinerario Liberty)


via mameli
21052
Busto Arsizio
Varese


VILLINO DIRCEA – 1915-1921

Situato al civico 29 di via Mameli, via che collega la stazione delle Ferrovie dello Stato al centro cittadino, questo villino sorse in una delle zone di Busto Arsizio maggiormente interessate dall’espansione edilizia tra l’inizio del XX secolo e la Grande Guerra.
Fu progettato dall’architetto Silvio Gambini (1877-1948) per la propria famiglia - da qui la dedica alla moglie Dircea - nel 1915, come documentano diversi schizzi e disegni, ma venne realizzato solo nel 1921.
È logico supporre che questo ritardo nella costruzione fu una conseguenza dell’infuriare della Prima Guerra Mondiale.
Alcuni anni dopo Gambini progettò e realizzò il proprio studio professionale attiguo all’abitazione famigliare, ma con ingresso da via Ferraris.
Le scelte architettoniche che caratterizzano questo villino ben rappresentano l’affermarsi sulla scena artistica europea dello stile Déco a discapito di quello Art Nouveau.
In effetti, dopo il 1913, nell’opera di Gambini vi fu un progressivo abbandono delle influenze dello stile Liberty e del suo capostipite italiano Giuseppe Sommaruga (1867-1917), in favore del gusto progettuale del piacentino Giulio Ulisse Arata (1881-1962).
A quest’ultimo si richiamano lo stile neomedievale e la razionalità dei volumi, misti a prospetti ricchi e animati da sporgenze, decorazioni ed accentuate irregolarità dei bugnati realizzati con conci di pietra di diversa misura. In effetti, anche il bugnato nel basamento del villino è una sorta di elegante mescolanza di pietre di diverso taglio e colore.
Al di sopra di questo basamento si sviluppano pareti in laterizio, su cui risaltano per contrasto materico e cromatico le cornici delle finestre, la splendida trifora ed i fregi decorati con la tecnica della pittura muraria.
Interessante la presenza sulla facciata dell’edificio di una formella in ceramica con il logo dell’architetto e di un bassorilievo con putti integrato nella cornice di una finestra al primo piano.
Come si può immaginare dalla scansione dello spazio data dalle aperture sulla facciata, il villino si sviluppa su tre piani, conformemente agli standard costruttivi delle abitazioni borghesi lombarde di quegli anni; al pianterreno trovavano spazio i locali di servizio, al primo piano la zona giorno ed al secondo piano la zona notte.
È in questa abitazione che il 17 ottobre 1948, all’età di 71 anni, si spense Silvio Gambini.
Egli era nato a Teramo il 18 agosto 1877 da una famiglia di umili origini. Diplomatosi come perito agrimensore, si stabilì a Busto Arsizio e dal 1899 iniziò a collaborare con l’Ufficio Tecnico comunale. Poco dopo diventò assistente dell’architetto Camillo Crespi Balbi e, fino al 1915, collaboratore dell’ingegnere Guglielmo Guazzoni.
Dal 1903 diede inizio ad una parallela attività indipendente, che lo portò ad affermarsi nell'ambiente architettonico cittadino per l’originalità del suo stile e la qualità delle sue opere.
Importantissima è anche la collaborazione con il maestro dei ferri battuti Alessandro Mazzuccotelli (1865-1938).
Oltre ai numerosissimi esempi di architetture che si possono ancora ammirare in città, presso la Biblioteca Civica è conservato il Fondo Gambini, una ricca raccolta di materiale iconografico relativo alla produzione del grande architetto.

Bibliografia:

  G. F. FERRARIO, Busto Arsizio. Emozioni Liberty, Macchione Editore, Varese 2002, p. 29
  M. GIACOMELLI, Silvio Gambini. Villini Art Déco, in Costruire in laterizio n° 87, 2002, pp. 46-51.
  G. BONACCORSO, Silvio Gambini, https://www.treccani.it/biografie



 

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