Villa Nicora - Convitto D'Annunzio


(Itinerario Liberty)


via mameli
21052
Busto Arsizio
Varese


VILLA NICORA-COLOMBO E PRIMO ISTITUTO CONVITTO “G. D'ANNUNZIO”

La villa, che prende il nome dal primo proprietario, l’imprenditore tessile Giovanni Nicora, è stata progettata da Silvio Gambini nel 1911.

È una delle tante residenze di imprenditori costruite vicino agli edifici produttivi, interessante per la tipologia, contemporaneamente di casa di tipo urbano a filo strada e di villa con giardino circostante.

È un volume ad L con portico, soprastante terrazza, una particolare porta finestra angolare, un disegno risolto con sole righe orizzontali e verticali, sobrio ed elegante.

Il linguaggio compositivo della facciata è più rigido rispetto alle precedenti ville Ferrario e Leone realizzate da Gambini.

Un sobrio stile Liberty di cui restano comunque alcune soluzioni degne di nota come il portico di ingresso verso via Mameli che presenta sull’architrave e nei capitelli delle cinque colonne che lo sorreggono, motivi ornamentali fitomorfi e geometrici, ripetuti nelle cimase delle aperture del primo piano, dove appaiono anche piccole teste leonine.

Di grande finezza è il balconcino angolare con porta finestra divisa da una colonna con alto capitello decorato.

L’apparato decorativo è completato da una fascia con motivi floreali che divide la parte superiore della villa, realizzata ad intonaco liscio, da quella inferiore, ad intonaco rustico. Un nastro a motivi stilizzati collega tra loro le cimase del primo piano.

I balconi e la cancellata sono impreziositi da ferro battuto lavorato, questi abbellimenti, seppur raffinati, non raggiungono quella libertà compositiva ammirata in altri edifici del Gambini.

Il capannone retrostante, collegato alla villa, è privo di elementi decorativi. Costituiva la piccola fabbrica tessile di Giovanni Nicora.

Sulla sinistra è possibile vedere un altro edificio, probabile opera dello stesso architetto, progettato nel 1910 per la famiglia Rabolini.

Un complesso su tre piani, posto sull’angolo fra via Mameli e via N. Bixio, che ai tempi della Grande Guerra venne utilizzato come convitto militarizzato denominato “G. D’Annunzio”.

Il pianoterra, povero di decorazioni, è intonacato con scanalature orizzontali e semplici motivi geometrici nelle cimase in cemento delle aperture.

Ricchi e originali ornamenti si trovano al piano superiore dove le finestre sono incorniciate, alla base e nella parte alta, da decorazioni a foglie e rami e sono collegate, nel mezzo, da una fascia in rilievo.

Sempre in cemento modanato, due doppi archi a sesto ribassato, incorniciano ulteriormente la parte centrale delle facciate verso la strada. Teste mostriformi emergono nell’intersezione degli archi.

Più semplice il terzo piano caratterizzato da una fascia di collegamento un tempo decorata.

Rispetto alle soluzioni originali, l’edifico ha perso i rivestimenti in mattoni a vista nella parte di facciata compresa all’interno degli archi ribassati.

Degni di nota i ferri battuti dei parapetti dei balconcini e delle inferiate del piano nobile, realizzati dallo stesso Gambini a motivi fitomorfi e nastriformi.

Bibliografia:



 

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